L’Iran emette un mandato di arresto per Donald Trump

Le autorità iraniane hanno emesso un mandato di arresto per il Presidente americano Donald Trump e per altri funzionari statunitensi. Secondo l’agenzia di stampa iraniana Fars, l’Iran ritiene che il Presidente e i suoi funzionari siano responsabili della morte del generale Soleimani.

Il generale Qassem Soleimani, ucciso nel gennaio 2020 a Baghdad in un attentato dinamitardo americano era una delle figure più popolari in Iran e considerato un avversario degli Stati Uniti e dei suoi alleati.

Qassem Soleimani era la figura chiave dei negoziati politici ed era incaricato di formare un governo in Iraq.

Per i suoi sostenitori, Soleimani, che ha svolto un ruolo importante nella lotta contro le forze jihadiste, era l’uomo chiave dell’influenza iraniana in Medio Oriente, dove ha rafforzato il peso diplomatico di Teheran, in particolare in Iraq e in Siria, due paesi dove gli Stati Uniti sono impegnati militarmente.

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Francia: François Fillon condannato a 5 anni di carcere

Lunedi 29 giugno l’ex primo ministro francese François Fillon e sua moglie Penelope sono stati giudicati colpevoli dal tribunale penale francese.

François Fillon è stato condannato a cinque anni di carcere, ineleggibilità per 10 anni e a 375.000 euro di ammenda.

Sua moglie Penelope è stata condannata a 3 anni di prigione, una pena di ineleggibilità di 2 anni e una multa di 375.000 euro.

François Fillon e la moglie vengono condannati per la vicenda dei soldi pagati proprio da Fillon alla moglie Penelope e a due figli assunti come assistenti parlamentari.

La vicenda venne fuori durante la campagna elettorale presidenziale del 2017 ma i fatti sono inerenti agli inizi degli anni 90. Si parla di oltre 800 mila euro lordi.

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Parigi: Duri scontri nella notte

Nottata turbolenta a Parigi dove ci sono stati duri scontri tra la polizia e i giovani parigini riunitisi per Projetx, una festa tenutasi a places des invalides.

Molti i lacrimogeni lanciati dalla polizia e tanto lo stupore dei giovani ragazzi, molti i minorenni.

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Scontri con l’occupazione israeliana nella regione di Atouf, a nord della Valle del Giordano.

La Palestine News Agency riporta che sabato 27/06 nella regione di Atouf ci sono stati alcuni feriti dovuti dai lanci di lacrimogeni e dai proiettili di gomma utilizzati dalle forze di occupazione.

In un intervista rilasciata alla Palestine News Agency da Abdullah Bisharat, presidente del consiglio del villaggio di Atouf, racconta che le forze di occupazione hanno intercettato i cittadini mentre cercavano di raggiungere il villaggio di Bardala per partecipare alla terza conferenza nazionale contro i piani di annessione.

Gli scontri sono incominciati quando questi cittadini hanno cercato di superare i checkpoint militari.

Da quando il Primo ministro israeliano ha annunciato che a partire dal 1° luglio l’annessione della Valle del Giordano i coloni vengono attaccati quasi ogni giorno.

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Belgio: Il contact tracing, i possibili conflitti di interesse e la violazione dei dati sensibili dei cittadini

Il governo belga ha firmato un’accordo di cooperazione per la strategia e le modalità di tracciamento dei contatti della popolazione con la società Sciensano.

Sciensano si occuperà  della creazione di un mega database contenenti dati privati e sensibili dei cittadini belgi.

L’autorità di protezione dei dati, ente predisposto al controllo del rispetto dei diritti dei cittadini non è stato consultato, il governo belga ha infatti deciso di non presentare un disegno di legge passando quindi dal Parlamento ma di stipulare un accordo di cooperazione con un soggetto privato. Ad accordo già stipulato è stato poi sottoposto all’approvazione del potere legislativo belga.

Questo ha scatenato vivaci dibattiti all’interno della società belga, molti punti dell’accordo sono stati bocciati dall’autorità per la protezione dei dati (DPA) e dal Consiglio di Stato.

Alexandra Jaspar, direttrice del Knowledge Center APD denuncia che il governo non li ha consultati come invece avviene per qualsiasi testo normativo che istituisce un trattamento di dati personali.

Secondo la Dott.sa Jaspar in questo database verranno inseriti dati sensibili come il numero di registro nazionale (o il numero della Crossroads Bank for Social Security), il numero dei medici, i numeri di telefono del cittadino e molti altri dati come per esempio le immagini di scansioni polmonari. Potrebbe fornire inoltre un collegamento con altri database relativi alla salute, come quello contenente il “DMC”, la cartella clinica centrale di tutti i pazienti belgi.

Tra le problematiche della stipula del contratto da parte del governo con Sciensano ci sarebbe anche un conflitto di interessi che mette in relazione Frank Robben, lo strategia belga del contact tracing e lo studio legale di Gand che ha redatto il documento.

I vari ministri della sanità belga avevano infatti chiesto maggiore trasparenza e l’utilizzo di uno studio legale indipendente.

Ne viene fuori che l’avvocato che ha redatto il documento sia anche un consulente legale all’interno del gabinetto di Maggie De Block e, lavora proprio nella piattaforma federale eHealth diretta da Frank Robben.

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Scandalo finanziario in Germania, la Wirecard accusata di frode fiscale

Wirecard, leader nel settore dei pagamenti elettronici è accusata di aver falsificato i suoi bilanci.

La Wirecard è una ex start-up che ha costruito la sua leadership grazie alle transazioni per l’industria del porno e dei giochi online. Oggi garantisce pagamenti per transazioni online in diversi settori come quello delle compagnie aeree, delle agenzie di viaggio, delle farmacie e molte altre incassando nel processo un premio per il rischio assunto.

Sia che i consumatori paghino tramite smartphone, carta di debito o conto PayPal, Wirecard offre la sicurezza del pagamento ai commercianti.

L’azienda sostiene di avere oltre 300.000 clienti aziendali in tutto il mondo e accordi stipulati con i giganti cinesi dei pagamenti mobili come Alipay e WeChat e con quelli americani di Apple e Google.

Markus Braun, ex presidente della società finanziaria è stato arrestato  martedi 23 giugno e successivamente rilasciato dopo il pagamento di una cauzione di 5 milioni di euro.

Secondo la procura di Monaco Markus Braun, che ha rassegnato le dimissioni dal suo incarico venerdì scorso avrebbe falsificato il bilancio “gonfiandolo” per renderlo più attraente nei confronti degli investitori e dei clienti.

Sul mercato azionario, questo scandalo ha portato dallo scorso giovedì a una fuga degli investitori, facendo cadere  il prezzo delle azioni di quasi il 90% del suo valore e portando il valore di mercato dell’azienda a meno di 2 miliardi di euro.

Nel 2019 tramite un’indagine del Financial Times iniziano i primi sospetti di frode da parte della Wirecard in Asia, sospetti che pero’ non mettono in allerta la Bafin, società supervisore del settore e non mette in allerta neanche le agenzie di rating e i revisori dei conti dimostrando ancora una volta gravi carenze delle autorità di vigilanza.

Dopo la frode Dieselgate in Volkswagen e l’appropriazione indebita in Deutsche Bank, la caduta di Wirecard getta nuovamente un’ombra sulla credibilità e la correttezza della Germania.

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Francia: TUI France annuncia la chiusura di 65 agenzie di viaggio

TUI France principale operatore turistico in Francia e filiale  della multinazionale tedesca leader mondiale nel settore dei viaggi, ha annunciato mercoledì 17 giugno il nuovo piano sociale che prevede la chiusura di 65 agenzie di viaggio che corrisponde a circa i due terzi della forza lavoro francese.

Il piano sociale prevede il licenziamento di circa 8000 lavoratori in tutto il mondo.

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La Turchia preoccupa il Presidente francese Emmanuel Macron

Cresce la tensione tra la Francia e la Turchia inerente la situazione libica.

Per il presidente francese, il coinvolgimento della Turchia con il governo libico di unità nazionale contro le forze del maresciallo Khalifa Haftar costituisce una minaccia diretta alla sicurezza del Mediterraneo occidentale e dell’Europa.

La Francia accusa la Turchia di giocare ad un “gioco pericoloso” fornendo armi al governo di unità nazionale in violazione dell’embargo delle Nazioni Unite.

La Turchia è diventata il principale sostenitore internazionale del governo di unità nazionale a Tripoli, che all’inizio di giugno ha riguadagnato il controllo dell’intera Libia nord occidentale riducendo le forze del maresciallo Khalifa Haftar.

La Turchia, da parte sua, tramite il portavoce del ministero degli Esteri turco Hami Aksoy, accusa Parigi di sostenere il maresciallo Haftar  aggiungendo che “attraverso il sostegno che ha dato per anni agli attori illegittimi, la Francia ha un’importante responsabilità nella discesa della Libia nel caos. Da questo punto di vista, la Francia sta effettivamente giocando un gioco pericoloso “, ha detto il portavoce del ministero degli Esteri turco Hami Aksoy.

Sabato 20 giugno, il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sissi, principale sostenitore del maresciallo Khalifa Haftar con gli Emirati Arabi Uniti, ha avvertito che qualsiasi progresso del governo di unità nazionale verso Sirte potrebbe portare all’intervento diretto del Cairo.

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Libia: La linea Rossa

Sale la tensione in terra libica dove il governo libico dell’Unione nazionale, riconosciuto dalle Nazioni Unite ha definito le dichiarazioni del Presidente Egiziano Abdel Fattah al-Sissi come “un atto ostile, di palese interferenza politica, l’equivalente di una dichiarazione di guerra”.

Sabato, il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sissi durante un discorso trasmesso in televisione ha avvertito che qualsiasi avanzamento del governo libico dell’Unione nazionale verso Sirte (450 km a est di Tripoli) potrebbe portare a un intervento “diretto” dal Cairo.

Sirte, così come Al-Joufra più a sud, rappresentano una “linea rossa”, ha avvertito il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sissi e, se questa linea viene superata, la sicurezza dell’Egitto che condivide un confine poroso con la Libia, richiederà “un intervento diretto” da parte delle forze egiziane nel paese.

Oggi, lunedi 22 giugno 2020 ci sarebbe dovuta essere una riunione ministeriale in videoconferenza della Liga araba sulla Libia ma l’incontro è stato spostato a causa di “problemi tecnici” a domani.

Il governo libico dell’Unione nazionale ha annunciato che non parteciperà a questo incontro invitando la comunità internazionale ad assumersi la propria responsabilità di fronte a questa escalation e di essere favorevole a qualsiasi mediazione imparziale sotto l’egida delle Nazioni Unite.

Nel conflitto in Libia, l’Egitto sostiene le forze del maresciallo Khalifa Haftar rivale del governo libico dell’Unione nazionale che invece è sostenuto dalla Turchia e con sede nella capitale Tripoli. Continua a leggere

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Le donne tra le più colpite dalla crisi economica causata dal covid 19

L’emergenza sanitaria si è trasformata in emergenza sociale ed economica, le persone che già prima dell’emergenza vivevano in situazioni drammatiche a causa di disuguaglianze profonde, oggi sono del tutto prive di un minimo sostegno, tra queste le donne raggiungono un triste primato.

I governi europei sembrano non essere in grado di assicurare una protezione sociale equa e dignitosa a tutte quelle donne che a causa della pandemia hanno visto terminare il loro contratto di lavoro, a tutte quelle donne che hanno perso un lavoro non regolare, a tutte quelle donne che non hanno i documenti regolari, a tutte quelle donne che un lavoro già non lo avevano.

Tra le donne particolarmente colpite troviamo le donne single e mamme, le donne che non hanno un contratto regolare (spesso svolgono il ruolo di colf, badanti, cameriere, donne delle pulizie, raccoglitrici di frutta, baby sitter, sarte etc…), le immigrate e le prostitute.

La maternità spesso risulta essere una condanna in questa società capitalista, le mamme single dal punto di vista finanziario sono le più colpite in contrapposizione alle altre “forme familiari”. Generalmente si considera a rischio povertà una persona che ha il 60 percento del reddito medio a loro disposizione, nei casi delle donne mamme e single il numero di donne che hanno a disposizione un reddito minimo, necessario per vivere è notevolmente basso.

Da un rapporto istat del 2018 si denota come la condizione economica delle madri sole è spesso critica: quelle in povertà assoluta sono l’11,8% del totale, a rischio di povertà o esclusione sociale sono il 42,1% e nel Mezzogiorno arrivano al 58%

In Europa invece un rapporto Oxfam riporta come le famiglie monoparentali (solitamente composte da mamma e figli) sono doppiamente a rischio di povertà rispetto a famiglie con due adulti: 2 su 10 contro 1 su 10. Una su due ha problemi a sostenere una spesa imprevista di 800 euro e quasi una su 5 è in ritardo nel pagamento delle bollette, affitto e mutuo, mentre altrettante non possono riscaldare adeguatamente l’abitazione.

Sicuramente un grave problema è la mancanza di opzioni di assistenza all’infanzia e di offerte di lavoro a tempo parziale compatibili con le esigenze di una donna/mamma single, ostacoli facilmente risolvibili ma totalmente inascoltati.

In Germania nel 2016 il tasso di rischio di povertà per le persone nelle famiglie con un solo genitore era del 33 percento, mentre il 63 percento non disponevano dei mezzi finanziari per far fronte a spese impreviste di circa mille euro.

Per quanto concerne il “lavoro nero” secondo i dati Istat pubblicati nel 2019, risulta che in Italia l’incidenza del lavoro irregolare è più elevata nel settore dei servizi raggiungendo livelli particolarmente elevati nel comparto dei servizi alle persone (47,7%). Molto significativa risulta la presenza di lavoratori irregolari anche in agricoltura (18,4%), nelle costruzioni (17,0%) e nel Commercio, trasporti, alloggio e ristorazione (15,8%). In termini assoluti, nel comparto del commercio e dei servizi alle persone, in Italia sono impiegate il 61% del totale delle unità di lavoro a tempo pieno non regolari.

La situazione non è molto differente negli altri paesi europei che pur con differenze anche consistenti, di sfruttamento e lavoro nero ce n’è dappertutto. Il paese che detiene il più alto numero di lavoratori nero è la Grecia dove le donne che lavorano in nero sono occupate principalmente come cameriere, nelle caffetterie, negli alberghi e nei ristoranti. Per lo più di nazionalità greca ma anche molte donne provenienti dall’Europa dell’est. La lista non si limita alla sola Grecia ma è lunga, il fenomeno infatti è presente in quasi tutti i paesi dell’UE.

Da uno studio del Milan center for food law and policy emerge che, tanto per citare un esempio in Olanda, paese dove il lavoro illegale in agricoltura è presente con una quota stimata intorno al 13,7% (contro una media dei paesi dell’Unione europea del 25%), si scopre che nelle fasi di picco stagionale come quello della raccolta dei tulipani, la percentuale di lavoro illegale arriva al 40% (in larga parte si tratta di lavoratori che arrivano dalla Polonia).

In Francia circa 2,5 milioni di persone lavorano in nero secondo un rapporto del Jobs Guidance Council del 2019. Sulla base del crossover di diverse basi di dati (statistiche nazionali, dati fiscali, controlli della direzione generale del lavoro), il rapporto stima il lavoro sommerso “circa il 5% delle persone di età superiore ai 18 anni” e rappresenta “tra 2 e 3 % delle retribuzioni versate dalle società “.

I giovani sono i più esposti al lavoro sommerso. In misura minore, anche le persone anziane in cerca di “reddito aggiuntivo” sono toccate dal fenomeno. In termini di categorie sociali, troveremo principalmente disoccupati, lavoratori autonomi e lavoratori con contratti temporanei. Per quanto riguarda i datori di lavoro, le tariffe più elevate si trovano “negli hotel e nei ristoranti, nella vendita al dettaglio di generi alimentari, nelle costruzioni, nella sicurezza, ma anche nell’agricoltura e nei servizi alla persona”.

In Germania 8 donne su 10 lavorano in nero, la percentuale di lavoro sommerso è ancora molto elevata specialmente nelle abitazioni private. Molte sono le donne che lavorano nel settore delle pulizie, le stime ipotizzano che la quota sia compresa tra l’80 e il 90 percento.

Non dimentichiamo che il lavoro sommerso si traduce in riduzione dei diritti alla pensione, minore accesso all’assistenza sanitaria, cattive condizioni di lavoro, mancanza di contributi previdenziali, la maternità, le ferie maturate e godute. Per le imprese crea concorrenza sleale dal momento che le aziende che non dichiarano i propri lavoratori traggono un indebito vantaggio, per i governi significa perdita di gettito fiscale e di contributi previdenziali e per noi donne la certezza di una condizione di vita destinata a peggiorare con l’avanzare dell’età, una vita povera e senza tutele.

Molto interessante risulta essere anche il risultato del  nuovo rapporto globale di Oxfam (confederazione internazionale di 20 organizzazioni collegate in più di 90 paesi)  denominato “Maturi per il cambiamento” che pone l’accento sulla sistematica presenza di abusi nelle filiere agroalimentari di tutto il mondo, dimostrando come un modo diverso di gestire il business, in un approccio fondato sul rispetto dei diritti umani e dei diritti dei lavoratori e meno condizionato dall’implacabile corsa alla massimizzazione dei dividendi degli azionisti, possa cambiare la vita di milioni di persone.

Il rapporto sottolinea soprattutto le condizioni di vulnerabilità che affliggono donne e migranti, spesso reclutati da caporali e costretti a vivere e lavorare in condizioni inumane e degradanti mostrandoci le condizioni di grave sfruttamento subite dai lavoratori che nelle campagne italiane ed europee raccolgono la frutta e la verdura destinata agli scaffali dei supermercati. La violazione dei diritti e abuso includono orari di lavoro molto lunghi, con i lavoratori piegati nei campi tra le 8 e le 12 ore al giorno, esposti a pesticidi tossici e costretti a lavorare con temperature altissime in estate e estremamente rigide in inverno.

E’ purtroppo una situazione che si ripete in gran parte d’Europa, dove l’agricoltura è uno dei settori più colpiti dalla piaga del lavoro nero e dello sfruttamento sotto le sue varie forme.  In Italia, la negazione sistematica dei diritti del lavoro delle donne, soprattutto migranti provenienti da Europa e Africa, è un fenomeno strutturale della produzione stagionale di frutta e verdura come pomodori, peperoni, arance, fragole, meloni, uva, angurie e olive.

Le condizioni abitative ed igienico-sanitarie estremamente precarie, spesso situate all’interno di fabbricati dismessi vicino alle aziende agricole o nelle baraccopoli, fabbriche abbandonate nel mezzo delle campagne, veri e propri ghetti, senza acqua corrente, elettricità o riscaldamento.

Le migranti “irregolari”, provenienti prevalentemente dal continente africano, rappresentano senza dubbio la più ampia sacca di manodopera a rischio di sfruttamento lavorativo tuttavia, i dati dimostrano che avere un regolare permesso di soggiorno non garantisce l’immediato rispetto dei diritti delle lavoratrici e che anche le cosiddette migranti regolari sono spesso vittime di grave sfruttamento.

La vulnerabilità delle donne è frutto di una serie di fattori strutturali di disparità di genere, tra cui la necessità di quest’ultime di sostenere economicamente se stesse e le loro famiglie, fatto che le costringe ad accettare condizioni di lavoro molto dure: stipendi decurtati, intimidazioni, minacce, violenze fisiche e psicologiche.

Infine, tra le donne completamente dimenticate da questo sistema politico capitalista troviamo le donne prostitute.  In Italia In base alla Legge Merlin del 1958, la prostituzione in sé non è considerata reato, a differenza dello sfruttamento e del favoreggiamento.

Secondo recenti dati diffusi da Codacons, in Italia gli “operatori del sesso” sono 90.000, cui corrisponde un numero di clienti pari a circa 3 milioni. Della totalità di prostitute operanti nel nostro Paese, il 10% è composto da minorenni, mentre il 55% è costituito da straniere provenienti specialmente da paesi dell’Europa Orientale e dalla Nigeria.

Quasi tutte le prostitute che lavorano in strada, che sia in orario diurno o notturno, sono vittime di sfruttamento o di tratta.

Negli ultimi due anni il fenomeno della tratta di esseri umani è fortemente aumentata e le donne sono vittime di tratta principalmente a scopo di sfruttamento sessuale. Le donne sono in prevalenza di nazionalità nigeriana, molto spesso minorenni, nella maggioranza dei casi hanno poverissimi background socio-culturali alle spalle e quasi sempre già durante il viaggio hanno subito violenze, stupri e sfruttamento nei circuiti coatti di prostituzione, soprattutto in Libia, in attesa di potersi imbarcare per l’ultima parte del viaggio. Molte di queste donne sono richiedenti o titolari di protezione internazionale ma troviamo anche donne migranti senza documenti.

E’ nel settore delle escort che troviamo invece una maggiore presenza di donne di nazionalità italiana. Sono madri, nonne, insegnanti universitarie, istruttrici di fitness e studentesse etc..

La richiesta è talmente alta che è nato un sito di recensioni in italiano di Escort in Europa, la Escort Advisor di Mike Morra. Ogni prostituta viene recensita, vengono inserite le sue foto, le foto della location e le “specializzazioni” della donna selezionata.

In Spagna le donne prostituite sono secondo i dati ufficiali circa 50.000. Circa 2.000 di queste donne, secondo le stime delle ong, vivono ancora nei club in cui vengono sfruttate. Sono donne straniere, spesso non hanno nessun posto dove andare.

Le donne che lavorano nei club pagano un importo compreso tra “50 e 65 euro al giorno” per pernottamento e vitto. In queste settimane non ci sono clienti, quindi non generano denaro. “Il loro debito con le mafie è in aumento, perché non hanno quasi clienti”, spiega Ana Estévez, coordinatrice dell’unità di salvataggio di Apramp.

Molte donne sono state espulse direttamente nelle strade perdendo l’unico posto dove mangiare e dormire. “Ci chiamano e ci dicono che sono state cacciate, alcune hanno chiesto un posto dove dormire alle ong, altre sono andate negli ostelli o a casa di una persona con cui hanno una relazione, sottolinea Ana Estévez.

“Tendono a provenire da zone rurali e piccole città nei loro paesi, alcuni non conoscono lo spagnolo, li portano in aereo, li mettono in macchina e da lì vanno in un appartamento o in un club. Non sanno nemmeno in quale provincia o città stanno lavorando. Ne abbiamo già incontrati diversi che ancora non sanno cosa sia il coronavirus “, conclude la soccorritrice Ana Estévez.

Anche in Germania come in Spagna migliaia di prostitute straniere sono rimaste senza tetto dopo la chiusura dei bordelli a causa dell’epidemia di coronavirus e la chiusura dei confini, rendendo difficile il loro ritorno a casa.

“La domanda di sesso retribuito è ancora presente nonostante il rischio di contrarre il virus”, ha affermato Heike Koettner, dell’ente benefico educativo della Madonna per le prostitute di Bochum. “Alcune donne stanno correndo questo rischio.”

Susanne Bleier Wilp del gruppo di pressione dell’Associazione per i fornitori di servizi erotici e sessuali a Berlino ha dichiarato che delle circa 100.000 a 200.000 prostitute in Germania circa l’80% è straniero, principalmente da Bulgaria, Romania, Polonia e Ucraina.

In Francia, la pratica della prostituzione e la sollecitazione sono consentite, ma trarre profitto dalla prostituzione altrui, è punibile dalla legge (legge del 13 aprile 2016).

In Francia ci sono tra le 30.000 e le 44.000 prostitute. La stragrande maggioranza di loro sono donne (85%) e il 5% sono transgender. L’uso dei servizi delle prostitute non è così raro tra i francesi: il 22% di loro ha già visitato una prostituta almeno una volta, una percentuale che sale addirittura al 38% tra i parigini.

Nei Paesi Bassi la prostituzione è una professione legale, basta essere maggiorenni . Se decidi di lavorare come libera professionista si é considerate imprenditrici. Se provieni da un paese extra UE, bisogna essere in possesso di un permesso di soggiorno olandese valido e verrà rilasciato lo status di “lavoro freelance autorizzato”. Dal momento che si diventa imprenditrice si ha diritto ad agevolazioni fiscali come l’indennità per l’imprenditore (ondernemersaftrek).

Il movimento #MeToo ha scatenato un dibattito sociale sulla posizione delle donne come oggetti sessuali e sul comportamento sessuale trasgressivo, i turisti nel centro di Amsterdam affollano le prostitute e molte di queste donne subiscono violenza, secondo una ricerca di STD Netherlands, il difensore delle prostitute.

Oltre il 90% delle prostitute ha subito umiliazioni, problemi di privacy e stalking mentre il 60% ha subito violenza fisica.

Non è accettabile che tutte queste donne sopra elencate cadano nella mercé della criminalità organizzata o nella povertà assoluta senza che la società si occupi di loro. Chiediamo un cambiamento radicale a questa politica fallimentare, un’ intervento straordinario che comprenda  chi attualmente è fuori dalla rete welfare introducendo la discussione nelle agende di questi governi patriarcali.

Continuare con questa iniqua disattenzione nei confronti di queste donne non farà altro che aggravare l’impoverimento delle stesse.

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Air France: 8000 lavoratori rischiano il licenziamento.

Circa 8.000 posti di lavoro sono minacciati dal piano di ristrutturazione che Air France presenterà a luglio.

Malgrado nulla sia già definito i particolari della “ristrutturazione aziendale” indicano una riduzione di circa il 20% del personale della prima compagnia aerea francese.

Tutte le categorie saranno toccate, si parla di circa 6000 lavoratori tra il personale di terra, 2000 lavoratori della categoria hostess e stewarts e circa 300 piloti.

L’Air France usufruisce di un piano di aiuti di 7 miliardi di euro concesso dal governo francese.

Air France non è l’unica compagnia aerea che ha annunciato licenziamenti consistenti. Tra queste ricordiamo i 45.000 lavoratori annunciati dall’American Airline, 22.000 lavoratori della compagnia Lufthansa, 12.000 della British Aiways, 19.000 lavoratori della Air Canada, 3000 lavoratori della Ryanair e i 1000 lavoratori della Brussels Airlines.

 

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Cresce la protesta dei lavoratori belgi per le azioni adottate dal governo.

Il Belgio si trova in questi giorni ad affrontare lo scontento diffuso dei lavoratori dei vari settori cruciali del paese che, costretti a condizioni di sicurezza totalmente inadeguate stanno protestando il loro dissenso con il governo di emergenza in carica.

Di particolare rilievo è lo sciopero iniziato lunedi 11 maggio dai conducenti della Stib, la società della mobilità urbana di bruxelles.

I lavoratori invocano la “droit de retrait”, mai utilizzata in Belgio prima d’ora che permette ai lavoratori di scioperare quando non ci sono le normali norme di sicurezza, come è avvenuto alla riapertura parziale della città e all’interno degli autobus  si potevano vedere anche  80/90 persone.

Chiedono il mantenimento delle misure preventive messe in atto fino a domenica 10 maggio dove l’inizio del turno di lavoro iniziava dal deposito, con un autobus pulito e disinfettato, e terminava al deposito stesso. Chiedono inoltre il ripristino della disinfestazione del veicolo prima di lasciare il deposito con un altro conducente.

La società Stib tramite una nota interna pubblicata mercoledì scorso sostiene che i giorni di sciopero siano un’assenza ingiustificata dei lavoratori e che di conseguenza non li compenserà.

Venerdì mattina per il quinto giorno consecutivo la rete di autobus è stata interrotta, l’accordo tra la direzione e i sindacati della società di trasporto pubblico belga non è andato in porto, nessuna delle parti ha firmato il testo.

L’accordo prevedeva misure aggiuntive nella gestione dell’impatto della pandemia di Covid-19 sulla rete di trasporto pubblico della capitale.

I conducenti di autobus e tram dello Stib in una lettera aperta chiedono di incontrare Elke Van den Brandt del partito politico Groen, Ministro della mobilità di Bruxelles e Rudi Vervoort del Partito Socialista.

Nella lettera si puo’ ben notare come le richieste dei lavoratori siano delle normalissime richieste obbligatorie per la ripresa del lavoro in sicurezza ma totalmente ignorate dalla Stib e dal governo.

“Cosa stai aspettando per richiedere a Stib di concederci finalmente queste misure preventive per preservare la nostra salute, quella della nostra famiglia e quella dei viaggiatori” scrivono i lavoratori nella lettera e ancora “Non vogliamo guidare un autobus o un tram affollato, senza la minima distanza sociale che potrebbe contaminare noi o i viaggiatori”, “Troppi viaggiatori senza maschere, controlli insufficienti sulla rete per far rispettare questo obbligo, nonché le distanze sociali”. I lavoratori chiedono anche una “parete ermetica in plexiglass il prima possibile” in quanto gli autobus ne sono tutt’ora sprovvisti.

Grande solidarietà da parte di lavoratori di diversi servizi di trasporto pubblico francesi (in particolare RATP e SNCF) esprimono la loro solidarietà al personale straordinario della STIB, molti video di supporto, di incoraggiamento e di congratulazione per la determinazione dei lavoratori della Stib che “stanno usando il loro diritto di recesso”. Lo slogan è unico e inequivocabile:  “Le nostre vite, non i loro profitti”.

Anche i lavoratori del settore ospedaliero incominciano a manifestare insofferenza nella gestione del Covid19 organizzando uno sciopero simbolico , un’interruzione del lavoro di un’ora al massimo a partire dalla prossima settimana.

Il motivo della rabbia del personale e data in particolar modo da due decreti emessi dal governo federale. Uno che consente temporaneamente l’esercizio di funzioni infermieristiche da parte di operatori sanitari non qualificati e uno relativo alla richiesta di operatori sanitari. “Desideriamo esprimere la nostra rabbia per le misure adottate nei due decreti”.

“Poiché le riunioni sono vietate, è impossibile per noi esprimere la nostra rabbia. Inizieremo quindi con interruzioni del lavoro nei rispettivi dipartimenti della durata massima di 1 ora”, ha affermato il sindacato pubblico (CSC) in un comunicato stampa.

Parteciperanno allo sciopero diversi ospedali e case di riposo. Il 19 maggio sciopereranno la CHU Ambroise Paré, la Chêne aux hies di Mons, la ISPPC di Vésale, la CHR Haute Senne di Soignies sul sito di Tilleriau e su quello di Saint Vincent. Il 20 maggio sciopererà  invece il Marie Curie mentre il 22 maggio le case di riposo provenienti dalla sanità pubblica intercomunale del paese di Charleroi.

In una lettera del sindacato vengono inoltre spiegate le mille difficoltà degli operatori sanitari con particolar riferimento alla crisi del covid soffermandosi su problemi già esistenti ma soprattutto su quelli nati da questa crisi come lo svendere la professione autorizzando la delega delle procedure infermieristiche a colleghi non addestrati all’infermieristica. Decisione che crea pericolo per la qualità delle cure e la sicurezza del paziente.

Disappunto che i lavoratori hanno manifestato anche sabato 16 maggio quando il Primo Ministro Sophie Wilmès in visita presso l’ospedale  St. Pierre di Bruxelles ha ricevuto un’accoglienza gelida da parte dei lavoratori che hanno letteralmente voltato le spalle al convoglio ministeriale prima di applaudire una volta che le macchine ministeriali fossero passate.

Anche questa un’azione simbolica a cui hanno preso parte infermieri, medici, assistenti logistici, personale delle pulizie, personale amministrativo e vigili del fuoco ma che manifesta chiaramente il malcontento dei lavoratori.

Per quanto concerne il settore aereo la compagnia Brussels Airlines (integrata nel gruppo tedesco Lufthansa) che lo scorso 12 maggio ha annunciato il licenziamento di 1000 lavorati, richiede 290 milioni di euro di aiuto allo Stato belga.

I lavoratori che verranno licenziati rappresentano  un quarto del personale della compagnia che conta un totale di 4000 dipendenti.

Il ministro delle finanze Alexander De Croo ha dichiarato lo scorso giovedi in Parlamento che il Belgio concederà assistenza finanziaria a Brussels Airlines solo se Lufthansa, la società madre della compagnia aerea belga, presenterà un piano aziendale credibile, garantendo la sostenibilità economica e finanziaria della compagnia, ma anche la sua responsabilità ambientale e sufficiente “connettività” della compagnia con l’Europa e il resto del mondo.

Gli “ipotetici” aiuti di Stato devono essere visti secondo De Croo in un più ampio quadro di sostegno alle attività legate all’aeroporto di Bruxelles, il secondo centro economico del paese, che rappresenta 60.000 posti di lavoro e per il quale la presenza di una  compagnia nazionale è un elemento cruciale.

De Croo ha insistito nel suo intervento al parlamento sul ruolo centrale svolto da Bruxelles in Europa, sul polo economico che si è costituito intorno a Zaventem, sull’economia aperta del Belgio.

Durante la riunione al parlamento federale solo il PTB ha sollevato la posizione degli azionisti della Lufthansa e che vogliono, nonostante le difficoltà del momento, un rendimento del 8 %.  E ha chiesto la nazionalizzazione della compagnia belga.

Un altro settore fortemente in agitazione è il settore dell’Horecca che già il 7 maggio ha manifestanto alla Gran Place di Bruxelles chiedendo al governo delle misure urgenti per evitare il fallimento di molte attività del settore. L’horecca il terzo settore più importante del paese con 180.000 lavoratori a tempo pieno, 200.000 lavortori indiretti e 60.000 indipendenti.

Tra le misure richieste la decretazione dello “Stato di catastrofe naturale sanitaria” per tutto il settore horecca, IVA al 6% e il prolungamento della disoccupazione economica fino alla fine del 2020, l’esenzione dai contributi previdenziali e la deducibilità fiscale dei costi delle note IVA al 100%.

Georges-Louis Bouchez del partito politico Mr sta proponendo un massiccio piano di intervento per aiutare il settore Horecca che sarà tra i più colpiti dalla crisi attuale sostenendo che se l’intera economia è sotto stress alcuni settori lo sono più di altri come la cultura, l’ Horecca e gli eventi.   .

Georges-Louis Bouchez  ritiene che questo settore quando sarà in grado di riprendere la sua attività, non dovrà  essere ostacolato da tassazione o da vincoli troppo pesanti.

Per l’Horeca, sempre secondo Bouchez  non esiste ancora una data precisa, non si sa quando si potrà riprendere l’attività al 100%, devono essere creati meccanismi favorevoli e legittimi, di condizioni chiare fin dall’inizio.

Una delle nostre misure continua ancora il leader del partito Mr è di consentire alle aziende di questo settore di non versare contributi previdenziali (ONSS) nel primo trimestre della ripresa, quindi il 25% nel secondo trimestre, il 50% nel 3 ° trimestre e il 75% nel quarto. Dopo un anno, torneremmo al normale pagamento dei contributi.

Per quanto riguarda questi contributi sociali per i datori di lavoro, i dipendenti e per i lavoratori autonomi, i pagamenti per i primi due trimestri sono già stati rinviati a dicembre di quest’anno. Se pagati nel dicembre 2020, potremmo fornire una riduzione del 5%. Vi è tuttavia la possibilità di posticipare questo pagamento fino al giugno 2021, ma in questo caso senza tale riduzione. Tutto ciò dovrebbe consentire al settore di riacquistare volume, dandogli margini.

In questo malcontento generale il leader del Partito Socialista  Paul Magnette ha chiesto sabato 16 maggio 2020 di adottare rapidamente una strategia economica equivalente al 10% del PIL per consentire al Belgio di riprendersi dalla crisi causata dal Coronavirus .

Citando l’esempio di misure energetiche appena adottate da Germania, Francia, Paesi Bassi e Paesi scandinavi per riavviare le loro economie, Magnette ha affermato che il Belgio non può permettersi di rimanere indietro.

Secondo Paul Magnette il Belgio non  puo’ aspettare che si formi un nuovo governo federale per non  correre il rischio di una recessione più forte che nei paesi vicini.  L’impatto potrebbe essere ancora maggiore soprattutto se si tiene conto che le imprese belghe sono spesso in concorrenza con le imprese di questi paesi vicini .

Per il leader del  Partito Socialista, il “pacchetto globale”, che potrebbe rappresentare il 10% del PIL, dovrebbe essere composto da misure mirate a sostegno dell’industria dell’ospitalità, del turismo, della cultura e del settore degli eventi, che sono state tutte pesantemente colpite dal blocco delle misure adottate per limitare la diffusione del Covid-19.

Paul Magnette ha anche ribadito una proposta fatta la scorsa settimana per fornire alle persone un sostegno al potere d’acquisto per rilanciare l’economia nazionale e ha difeso un’ enorme piano di investimenti pubblici nel settore della mobilità, delle infrastrutture e del risparmio energetico.

Il portavoce del Partito Socialista ha inoltre indicato che la scorsa settimana ci sono stati una serie di incontri informali tra il Presidente del Partito Socialista e il Presidente del partito Sp.a sul modo in cui vedono l’uscita dei poteri speciali.

Vista la possibile fine dei poteri speciali a giugno, è logico che la famiglia socialista, che è il più grande partito del paese, prenda l’iniziativa sempre secondo il portavoce del Partito Socialista.

Tuttavia, questi non sono affatto negoziati politici per la formazione di un nuovo governo, ma piuttosto “incontri informali” per ascoltare gli altri presidenti di partito “nel modo in cui vedono la sequenza degli eventi, come vedono il futuro “.

Se i socialisti si permettono di prendere questa iniziativa, ha inoltre aggiunto il portaparola è perché la recente formazione del governo dai poteri speciali attorno a Sophie Wilmès fa discutere.

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La storia di Giorgio

 

Trovarsi a 63 anni senza casa, senza pensione e senza salute non é di certo vita. Si insomma, respiri, parli, quando puoi mangi ma sicuramente non é vita.

Questa é la storia di Giorgio, mio padre. Giorgio é uno dei tanti, dei troppi anziani abbandonati a se stessi. Sono gli italiani ultrasessantenni, quelli che da piccoli hanno abbandonato la loro terra d’origine per trasferirsi al nord.

C’é chi arrivava con le scatole di cartone, chi dormiva in stazione, chi non riusciva ad affittare una casa decente perché meridionale.

Una generazione nata subito dopo la guerra, una generazione a cui veniva garantito un futuro migliore o almeno questo si pensava ai tempi.

Molti hanno avuto la possibilità di andare a scuola ma tanti sono tutt’ora analfabeti. Sembrerà strano ma nella loro fanciullezza molti di questi sessantenni a 10 anni già portavano a casa il pane, naturalmente lavoravano in nero.

Anche li’ lo Stato sapeva e faceva finta di nulla, sapeva ma non usava gli strumenti necessari per impedire tutto cio’.

Gli ultrasessantenni hanno fatto tutti il militare, due anni continuativi per la gloria del nostro Stato.

Oggi queste persone sono tra coloro che più duramente stanno pagando le conseguenze di Governi incompetenti, negligenti ma sopratutto insofferenti dei problemi del popolo.

Giorgio é uno di questi ultrasessantenni, uno di quelli che i contributi all’inps li ha sempre versati, uno di quelli a cui le regole sono state cambiate in corso d’opera, rendendolo da normale cittadino a senzatetto.

La sua situazione economica incomincia a inclinarsi quando nel giugno 2010 il Comune di Torino interrompe il contratto stipulato con il Signor Giorgio.

Giorgio lavorava nei cantieri di lavoro  di Torino con un contratto che sarebbe durato sino a novembre 2011, data in cui avrebbe raggiunto i requisiti necessari per il conseguimento della pensione.

Nel giugno 2010 Giorgio non risulta più in possesso dei requisiti necessari per la continuazione del cantiere lavoro e il Comune di Torino interrrompe immediatamente il contratto.

Giorgio é tenace, un combattente e sopratutto non’é analfabeta. Si accorge che c’é un errore di cui lui é rimasto vittima. L’errore arriva direttamente dall’inps a cui risultano 1587 settimane contributive invece che 1767;

Giorgio fa ricorso e vince ma dal giugno 2010 non lavora più, non ha percepito disoccupazione o altro contributo da parte dello Stato.

Nel settembre 2011 lo sfratto. Giorgio fa lo sciopero della fame davanti al Comune di Torino, tutto inutile.

Nel giugno 2013 Giorgio già diabetico incomincia a barcollare, non sta bene. Viene operato alla orta addominale.

Dopo 3 anni senza stipendio, senza assistenza, senza nulla va a chiedere aiuto agli assistenti sociali…

Ebbene, Giorgio avrà un contributo di 92 euro a partire dal mese di novembre/dicembre 2013, per il Comune di Torino Giorgio sta bene, loro non possono fare di più, lui in fondo é proprietario di una Fiat Punto del 2006, quella che dal settembre 2011 quando non riesce ad arrangiarsi tra parenti e amici é la sua casa, il suo tetto per la notte.

Questa é la situazione di Giorgio ma di Giorgio in Italia purtroppo ne esistono troppi, sono umili e si nascondono bene tra la popolazione ma la cosa allarmante e che sono tanti e tutti abbandonati a se stessi. Nessuno parla di loro, sono invisibili agli occhi del potere.

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Bruxelles: Stop Repression – Manifestazione contro l’utilizzo della violenza sempre maggiore da parte della polizia belga.

Quasi un migliaglio i partecipanti che oggi, venerdi 15 marzo 2013 hanno manifestato a Bruxelles nella giornata internazionale contro la brutalità della polizia.

Negli ultimi anni i casi di violenza ingiustificata e abusi vari si sono moltiplicati anche in Belgio e, in quasi tutti i casi certificati, l’impunità é sempre stata garantita alle forze di polizia.

La campagna Stop Repression, giunta alla sua seconda edizione in Belgio mira alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica sulle violenze ingiustificate effettuate dalle forze dell’ordine.

Tutti ricorderanno l’inaudita violenza espressa dalle forze di polizia durante la manifestazione europea svoltasi nel settembre 2010 o quella del 17 giugno 2012 durante la manifestazione del Partito Popolare.

Le vittime di violenza oltre che nautralmente denunciare l’accaduto possono incontrarsi online nel sito www.obspol.be, il sito dell’osservatorio delle violenze della polizia.

Leggi anche:

http://www.levif.be/info/belga-generique/pres-de-1-000-personnes-manifestent-a-bruxelles-contre-les-violences-policieres/article-4000263125653.htm

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Giornata storica per la Tunisia, si vota per l’elezione dell’Assemblea Costituente.

Dopo nove mesi dalla caduta del Presidente Ben Ali la Tunisia andrà oggi a votare per eleggere i rappresentanti dell”Assemblea Costituente.

Più di 10.000 i candidati su 1522 liste in tutto il territorio tunisino per 217 posti disponibili.

I candidati che saranno eletti dovranno elaborare la legge fondamentale del paese, legge che determinerà il quadro generale della vita politica, economica, sociale, culturale e religiosa della Tunisia.

Il partito islamista Ennhada guidato da Rached Ghannouchi sembra essere il favorito alla vittoria di queste elezioni. Il programma presentato dal partito indica esplicitamente l’applicazione della sciaria anche se durante i comizi effettuati in queste settimane i candidati del partito precisano che non obbligheranno nessuna donna ad indossare il velo. Il partito Enhada in passato é stato vittima di una feroce repressione da parte dell’ex presidente tunisino.

Tra le vittime di questa repressione c’é anche Hamadi Jebali, uno dei pretendenti in questa elezione post Ben Ali. Ha passato 16 anni in prigione e 10 di questi in completo isolamento. Jebali mette in guardia il popolo tunisino sostenedo che bisogna cambiare mentalità altrimenti la dittatura puo’ sempre ritornare.

Il partito Ennhada ha concluso la sua campagna elettorale riempendo l’intero stadio della cittadina di Ben Arous.

Il Partito Democratico Progressista, partito di centro destra fondato dall’avvocato Ahmed Néjid Chebbi, sembra essere il partito più valido a contrastare Ennhada. Néjid Chebbi ha comunicato a nome di tutto il PdP che non faranno alcuna alleanza con il partito islamista. Il leader del partito afferma di volersi ispirare al modello della rivoluzione spagnola contro il generale Franco.

Mustapha Ben Jafaar, anziano medico da sempre all’opposizione del vecchio regime si candida nelle file del partito di centro destra Ettaktaol. Per Mustapha Ben Jafaar la “bipolarizzazione della politica é nefasta, é generatrice di tensioni”.

L’Unione Popolare Repubblicana si propone di rappresentare il vero volto della Tunisia, quello multiculturale e multireligioso.

Tra i suoi candidati Gilles-Jacob Lellouche di origine ebraica. Gilles-Jacob Lellouche sostiene di aver scelto di presentarsi con l’Unione Popolare Repubblicana proprio perché é un partito moderato e contro gli estremismi.

Si é parlato molto della sua candidatura, nei vari blog tunisini é apparsa più volte la domanda se ci si puo’ fidare di un ebreo per la guida del paese. La diffidenza é molta anche se Gilles-Jacob Lellouche é un cittadino tunisino a tutti gli effetti, sono 25 generazioni che la sua famiglia é arrivata in Tunisia.

Il Congresso per la Repubblica é uno dei pochi partiti tra quelli presenti che negli anni passati non é mai sceso a patti con il regime di Ben Ali e non é mai stato coinvolto in affari occulti. Durante il governo di Ben Ali era un partito illegale, un partito ostile al regime e i suoi candidati erano costretti alla clandestinità.

Poche le candidate donne, 292 in tutto anche se il 50% delle quote é riservato a loro.

E’ il Polo Democratico modernista a presentare il numero maggiore di candidate, ben 16 su 33 liste.

Souad Abdelrahim concorre nelle file di Enhada lista Tunisi 2 e sembra avere molte possibilità di vittoria.

Maya jridi che concorre invece con il Partito Democratico Progressista ha lanciato un appello alla partecipazione di massa da parte delle donne che credono negli ideali del partito.

Da giovedi 20 ottobre fino a sabato 22 ottobre 2011 più di 700 mila tunisini residenti all’estero hanno potuto esprimere il proprio voto e contribuire alla rinascita della Tunisia. Hanno potuto scegliere tra 18 candidati alla rappresentanza dell’Assemblea Nazionale Costituente.

Hanno potuto votare anche tutti i cittadini tunisini che non hanno fatto in tempo a iscriversi presso le liste elettorali estere,unico requisito richiesto essere in possesso di passaporto e carta consolare.

Molte le iniziative iniziate già negli scorsi mesi per incoraggiare il popolo ad andare a votare. Nonostante questo circa il 45% su 8 milioni di tunisini non si sono iscritti in alcuna lista elettorale anche se potranno comunque votare presentando la carta di identità.

Tra le iniziative troviamo il “bus cityen” attivo dallo scorso giugno. Iniziativa apolitica nata per aiutare i cittadini a capire come funziona il processo elettorale e a sensibilizzarli sull’importanza dell’iscrizione alle liste elettorali e dell’importanza di partecipare al voto.

Un altra iniziativa interessante é data da video realizzato dalla socità Propaganda Productions per conto dell’associazione ingaggio dei cittadini apparso su youtube. Il video mostra Ben Ali, l’ex presidente tunisino e subito dopo una scritta: “Attenzione la dittatura puo’ ritornare, votate il 23 ottobre”.

Approfondimenti

http://bigbrowser.blog.lemonde.fr/2011/10/19/frayeur-une-video-simule-le-retour-de-ben-ali-pour-inciter-les-tunisiens-a-voter/

http://www.lemonde.fr/tunisie/portfolio/2011/10/17/tunisie-les-principaux-acteurs-des-elections_1588949_1466522.html#ens_id=1585247

http://www.lapresse.tn/20102011/38852/plus-de-700-mille-tunisiens-a-letranger-votent-aujourdhui.html

http://www.lemonde.fr/tunisie/article/2011/10/17/en-tunisie-l-irresistible-ascension-d-ennahda_1588975_1466522.html#ens_id=1585247

http://www.lemonde.fr/afrique/article/2011/10/22/la-tunisie-decouvre-la-democratie-et-ses-regles_1592333_3212.html#ens_id=1585247

hhttp://www.lapresse.tn/22102011/38984/tout-le-monde-en-route-pour-le-23-octobre-2011.htmlttp://www.buscitoyen.com/

http://www.kapitalis.com/fokus/62-national/5798-gilles-jacob-lellouche-un-tunisien-de-confession-juive-candidat-a-la-constituante.html

http://www.sentinelle-tunisie.com/edito/item/le-bal-des-pretendants

http://www.sentinelle-tunisie.com/politique/item/de-la-revolution-a-la-constitution?category_id=9

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Torino: Da giorni 61enne in sciopero della fame.

Da due giorni Satta fa lo sciopero della fame

Dal 14 settembre 2011 Satta Piero Giorgio fa lo sciopero della fame davanti al Municipio di Torino per richiedere il reintegro presso i cantieri di lavoro erroneamente interrotti e arrivare fino al conseguimento della tanto agoniata pensione.

Il Signor Satta é rimasto infatti vittima di un ingappo burocratico che inspiegabilmente sembra di difficile  soluzione.

Il Signor Satta nel 2009 rientrava tra quei soggetti che avevano maturato i contributi e i requisiti per poter terminare la carriera lavorativa presso i cantieri di lavoro della città di Torino.

Nel caso specifico il contratto firmato dal Signor Satta aveva come scadenza il 30 novembre 2011. Purtroppo pero’ nel giugno del 2010 il rapporto lavorativo del Signor Satta nei cantieri di lavoro termina perchè il Signor Satta non risulta più in possesso di uno dei requisiti necessari e cioé quelli concernenti le settimane contributive.

All’Inps di Torino infatti risultavano nel giugno 2010 solo 1587 settimane contributive, non sufficenti per il raggiungimento della pensione.

Al Signor Satta risultano invece 1767 settimane contributive, fa ricorso all’Inps che rettifica il proprio errore e reintegra le 180 settimane contributive mancanti.

Il problema sembrerebbe risolto, un errore nulla di più. Le cose invece dal giugno 2010 non sono cambiate, il Signor Satta non percepisce salario e non lavora da allora, é diabetico ed ha ricevuto lo sfratto.

Esasperato ha deciso di protestare, di far conoscere la sua storia e sopratutto chiede il rientegro al lavoro.

Intervista del Movimento 5 Stelle di Torino al Signor Satta

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Mosca: Manifestazione a favore dei diritti degli omosessuali repressa dalle forze militari.

Sabato 28 maggio a Mosca gli omosessuali hanno sfidato il governo manifestando senza autorizzazione per rivendicare i propri diritti.

A Mosca i gay non hanno mai avuto il diritto di manifestare liberamente, inutili le domande ufficiali fatte al governo dal movimento gay russo.

Numerosi i partecipanti alla marcia pacifica, tra gli slogan “La Russia non’é l’Iran” e “La Russia senza omofobia”, naturalmente presenti le bandiere arcobaleno, simbolo del movimento di liberazione internazionale. 

I manifestanti sono stati attaccati da un gruppo di cristiani ortodossi, la polizia ha fermato e arrestato entrambi, assalitori e assaliti.

Secondo alcune testimonianze dei manifestati sarebbero stati brutalmente arrestati.

Venerdi’ sera l’associazione GayRussia aveva comunicato di non voler nuovamente  piegarsi a questa interdizione e che quindi la manifestazione prevista per il sabato ci sarebbe stata.

Tra le tappe della manifestazione la tomba del milite ignoto, un modo per poter onorare la memoria dei combattenti sovietici che hanno lottato contro il regime nazista che ha causato la morte di moltissimi omosessuali.

Un gioralista dell’AFP presente al momento degli scontri é riuscito a intervistare alcuni contestatori cristiani ortodossi, tra essi un certo Leonid Simonovitch-Nikich, uno degli assalitori.

Per questo cristiano ortodosso il loro compito é di impedire che tutto cio’ si produca aggiungendo che se Dio ha bruciato Sodoma e Gomorra farà lo stesso con Mosca se loro non impediranno tutto cio’.

Sempre secondo il giornalista altri contestatori della marcia pacifica hanno bruciato la foto di Elton John, simbolo della lotta al riconoscimento dei diritti agli omosessuali.

Tre gli arrestati risultano anche tre manifestanti stranieri, Dan Choi americano noto per la lotta dei diritti degli omosessuali, il britannico Peter Tatchell e il francese Louis-George Tin e 18 attivisti russi tra cui Anna, una delle organizzatrici del Mosca Pride.

Al momento secondo il sito web gayrussia tutti gli arrestati sarebbero stati rilasciati.

Anche in questa manifestazione la tecnologia si é fatta sentire, molti partecipanti sono riusciti a discutere di tattiche e piani di difesa tramite skype, il sito web del gayrussia é stato costantemente aggiornato dai partecipanti. 

Fonte:

http://www.liberation.fr/monde/01012340147-moscou-une-marche-gay-violemment-reprimee

http://www.gayrussia.eu/en/

http://twitter.com/#!/ltdanchoi

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Egitto: L’ex Presidente Moubarak e le sue due figlie saranno giudicati per la morte dei manifestanti e per corruzione.

Hosni Moubarak, ex presidente egiziano sarà giudicato per il reato di corruzione e per la morte di molti manifestanti durante le sommosse che hanno fatto cadere il suo regime trentennale. Stessa accusa per le due figlie, Alaa e Gamal.

Secondo una stima ufficiale i manifestanti uccisi durante le rivolte sono 846.

Lo scorso 22 maggio un poliziotto é stato condannato a morte dalla Corte di Assise del Cairo per aver ucciso dei manifestanti nella rivolta dello scorso 25 gennaio 2011.

Questà é stata la prima sentenza di pena capitale da quando é caduto lo scorso 11 febbraio il regime di Moubarak.

Il poliziotto condannato é colpevole della morte di 20 manifestanti, di tentato omicidio per altri 3 manifestanti e di aver ferito almeno altre 15 persone.

Le testimonianze rese raccontano che il poliziotto ha sparato per 5 ore dall’interno del commissariato del Cairo sui manifestanti.

Fonti:

http://www.lesoir.be/actualite/monde/2011-05-24/moubarak-et-ses-fils-vont-etre-juges-841878.php

http://fr.allafrica.com/stories/201105231091.html

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Palestina: Seconda marcia del ritorno in Palestina prevista per il prossimo 5 giugno

La seconda marcia del ritorno del popolo palestinese é prevista per il prossimo 5 giugno, giorno della ricorrenza dell’aggressione sionista del 1967.

Il comitato organizzatore della marcia del ritorno invita la popolazione palestinese ed araba a marciare nuovamente verso i territori occupati, invita i rifugiati palestinesi che si trovano in altre parti del mondo a raggiungere le frontire e partecipare in massa alla marcia.

La prima marcia del ritorno si é svolta lo scorso 15 maggio, in occasione della ricorrenza del 63mo anno della Nakba, il giorno della catastrofe palestinese.

Fonte:

http://www.french.moqawama.org/essaydetails.php?eid=3614&cid=282

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Pakistan:I militanti del Tehrik-i-Taliban Pakistan attaccano la base navale PNS Mehran per rivendicare la morte di Osama Bin Laden

La base navale PNS Mehran, a 10 km dalla città di Karachi é sotto assedio da domenica sera (22 maggio 2011). Secondo fonti Ansa ci sarebbero state almeno 25 esplosioni, l’utilizzo di lanciarazzi ed esplosivi. Difficile quantificare ancora il numero dei morti e dei feriti e se tra questi sono presenti civili di altre nazionalità.

La base PNS Mehran é il quartier generale della marina pakistana e dista circa 25km da Masroor dove si trova la più grande base aerea del paese.

Il gruppo talebano Tehrik-i-Taliban ha rivendicato l’attacco attribuendone la motivazione all’uccisione di Osama Bin Laden.

Karachi é un importante porto logistico per la Nato, sabato era stata invasa da due giorni di sit-in di protesta da parte degli attivisti del gruppo Tehreek-e-Insaf che chiedono al proprio governo di interrompere la cooperazione con Washington. Per i militanti di Tehreek-e-Insaf  quello che accade in Pakistan é una guerra americana e non pakistana.

Secondo il ministro dell’interno pakistano, Rehman Malik questo é un attacco contro il Pakistan e non semplicemente contro una base navale.

Fonti:

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2011/05/23/visualizza_new.html_846843346.html

http://www.thenews.com.pk/NewsDetail.aspx?ID=15932

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